Quando il nostro umore influenza le nostre parole

Essere tristi nella folla.

Quando il nostro umore influenza le nostre parole.

Oggi sono triste, non mi va di fare niente, non voglio parlare con nessuno.

 

Quante volte hai pronunciato queste parole e quante volte ti hanno detto che fai bene, che trovare il tempo per te sarebbe stato necessario, indispensabile quando sei triste.

 

Invece no.

 

È proprio quello il momento in cui devi uscire.

Quando la tristezza arriva da noi ci sta avvisando.

 

Ci dice che dobbiamo parlare.

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Parlare è il rimedio per smettere di essere tristi.

Magari qualcuno non ci capirà ma noi avremo fatto il nostro.

Avremmo raggiunto l’obiettivo che avevamo scritto sul quel quaderno quando eravamo bambini.

Che volevamo essere felici.

Le parole vengono da noi per arrivare agli altri.

 

Non vengono mai solo per restare.

 

Arrivano da noi perché qualcuno diverso da noi ne ha bisogno.

Girare tra la folla e parlare con uno sconosciuto forse non è la cosa giusta, soprattutto durante questi periodi, ma una persona a noi vicina potrebbe essere la soluzione.

Parlare con gli altri ci avvicina al mondo, a noi e agli altri.

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Il Piccolo Principe diceva che ognuno di noi ha bisogno di vedere 43 tramonti quando è triste.

Alcuni da solo, alcuni con gli altri.

Parlare con gli altri, raccontarci, dire ad una folla che ci siete, che siete vivi, al vostro vicino che oggi è una giornata no, che domani andrà meglio, è il primo passato per vederne almeno uno.

 

Ognuno merita 43 tramonti.

Non sprecate nemmeno uno.

 

Raccontateli, raccontatevi, anche quando non volete, anche quando la tristezza vi dirà di no.

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